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Pubblicato il: 2 Novembre 2021 Categoria:

Gastrite cosa mangiare

gastrite cosa mangiare nutrizionista

Cosa mangiare in caso di Gastrite?

 

Gastrite: cosa mangiare.

La gastrite è un processo infiammatorio interessante la mucosa gastrica. Si manifesta con bruciori e acidità di stomaco, crampi, inappetenza e nausea.

Questo processo infiammatorio può essere distinto in:

  • Acuto, spesso causato da un’alimentazione scorretta, abitudine al fumo ed eccessivo stress;
  • Cronico, spesso associabile a infezione da Helicobacter Pylori.

 

Sebbene i casi gravi di gastrite richiedano un intervento medico farmacologico, la maggior parte delle forme lievi può essere affrontata attraverso una regolazione della dieta, al fine di ridurre il lavoro dello stomaco e aiutare il processo di digestione. Vediamo di seguito i consigli del Dr. Nanni, biologo nutrizionista.

Alimenti da evitare in caso di gastrite

In caso di gastrite il nostro stomaco si trova in uno stato di sofferenza, pertanto è opportuno ridurne il carico di lavoro cercando di evitare alimenti particolarmente pesanti o che possano risultare irritanti.

Si raccomanda di seguire queste indicazioni:

 

    • Evitare tecniche di cottura ricche di grassi, come la frittura, uso di burro o margarina;
    • Non assumere cibi ricchi in grassi, come insaccati e formaggi grassi;
    • Evitare cibi conservati sott’olio, sotto sale o affumicati;
    • Evitare salse e cibi particolarmente speziati, soprattutto se con peperoncino;
    • Non assumere Brodi ed estratti di carne, succo di pomodoro e agrumi.
    • Evitare di consumare alcool;
    • Ridurre il sale aggiunto, i cibi sapidi e speziati che eccitano la mucosa gastrica;ù
    • Evitare caffè, the e altre bevande contenenti caffeina.
    • Non assumere succhi di frutta aciduli e bevande gassate.

 

 

Cosa mangiare in caso di gastrite

 

Per alleviare i problemi dovuti alla gastrite è consigliabile optare per cibi leggeri e facilmente digeribili, oltre a pasti piccoli e regolari, evitando le abbuffate.

Si suggerisce, pertanto, di:

 

    • Preferire cibi leggeri, con pochi grassi, come carni bianche, pesce e formaggi magri;

 

    • Sono consigliabili pasti piccoli e frequenti. Evitare pasti abbondanti e ricchi di grassi, che rallentano lo svuotamento gastrico.

 

    • Utilizzare metodiche di cottura leggere, come bollitura, vapore e padella antiaderente;

 

    • Preferire olio extravergine d oliva ad altri grassi alimentari come burro e margarina;

 

    • Preferire pasti equilibrati nel corso della giornata, evitando una cena troppo pesante;

 

    • Consumare verdure in abbondanza, specialmente se cotte.

 

    • E’ consigliabile un apporto normoproteico (carni e pesci magri) poiché le proteine stimolano la gastrina.

 

    • Moderare il consumo di latte. Preferire il latte scremato e yogurt magri.

 

 

Il Dr. Nanni potrà redigere un piano alimentare personalizzato per migliorare i sintomi della gastrite. Il Dr. Nanni svolge l’attività di nutrizionista a Roma, Bologna, Termoli e Albano Laziale.

 

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Pubblicato il: 26 Giugno 2018 Categoria:

Intolleranza al lattosio: sintomi e soluzioni

Per molte persone bere un bicchiere di latte, mangiare un gelato o una mozzarella può essere un problema: dolori addominali, meteorismo, nausea… sto parlando dell’intolleranza al lattosio.

Si sente spesso parlare di intolleranze alimentari, il tema è molto discusso e soprattutto molto confuso.

La prima cosa da fare è distinguere le intolleranze alimentari dalle allergie alimentari: i termini sono spesso usati come sinonimi, a causa di alcuni sintomi in comune, ma sono condizioni ben distinte.

Per intolleranza si intende una reazione anomala dell’organismo ad una sostanza estranea, non mediata dal sistema immunitario. Sono dose-dipendente (in maggior quantità si mangerà il determinato alimento con più probabilità peggioreranno i sintomi).

Per allergia si intende la reazione anomala del sistema immunitario che si esprime con la produzione di immunoglobuline E (IgE) e si può presentare con sintomi gravi fino a sfociare nello shock anafilattico. Le allergie alimentari non sono dose-dipendente.

Le intolleranze alimentari attualmente diagnosticabili sono pochissime e tra queste figurano l’intolleranza al glutine e per l’appunto al lattosio.

I molteplici test delle intolleranze alimentari presenti sul mercato non possono dare una diagnosi certa ma tutt’al più danno una tendenza di intolleranza verso un alimento e quindi molti falsi positivi con la conseguenza che tante persone rinunciano a mangiare interi gruppi alimentari senza alcuna motivazione valida.

Inoltre, tengo a sottolineare che non c’è alcuna dimostrazione scientificamente accettata che l’intolleranza alimentare possa far aumentare di peso, anzi questa diventa spesso un alibi per evitare di adottare un corretto stile di vita e un’alimentazione bilanciata.

Che cos’è il lattosio?

Il lattosio è uno zucchero disaccaride ovvero formato da due zuccheri monosaccaridi: il galattosio e il glucosio.

É lo zucchero principale del latte ma si trova in molti altri alimenti: è presente nei derivati del latte come i formaggi (con qualche eccezione), può essere usato come eccipiente nella preparazione di farmaci ed è utilizzato come additivo alimentare a livello industriale e per tale motivo lo possiamo trovare in prodotti da forno, nelle salse, nei salumi, nei budini e perfino nel pane. Diventa perciò ancora più importante leggere le etichette.

Che cosa succede quando ingeriamo il lattosio?

Normalmente nell’intestino il lattosio viene idrolizzato dalla lattasi, un enzima che ha il compito di scindere il lattosio in galattosio e glucosio e permetterne così la digestione.

Quando la lattasi è insufficiente o manca totalmente, il lattosio non viene digerito e resta nel lume intestinale dove richiama acqua e avviene la fermentazione con conseguente produzione di gas quali metano, idrogeno e anidride carbonica.

La lattasi è presente sin dalla nascita e raggiunge i suoi massimi livelli quando il latte rappresenta la principale fonte nutritiva per poi decrescere progressivamente con modalità geneticamente programmata.

I sintomi più comuni causati dall’intolleranza al lattosio sono dolori addominali, distensione addominale, meteorismo, nausea, mal di testa, stanchezza, diarrea ma in alcuni casi anche stitichezza.
I sintomi tuttavia non sono specifici e la sintomatologia può essere diversa da persona a persona.

Per diagnosticare l’intolleranza al lattosio l’esame diagnostico più accurato, il gold standard, è il H2-Breath test.

L’unica terapia disponibile è l’esclusione del lattosio dalla dieta.

Esistono in commercio degli integratori alimentari dell’enzima lattasi che vanno assunti prima di mangiare cibi che si sospetta contengano lattosio o quando si vuole fare un piccolo strappo alla regola. Ce ne sono molti disponibili in commercio e hanno i nomi più fantasiosi, potete chiedere informazioni in merito al vostro farmacista di fiducia.

Cosa mangiare e cosa evitare?

Mi preme sottolineare che una volta diagnosticata l’intolleranza al lattosio non si devono escludere tutti i derivati del latte. Infatti, ci sono alcuni formaggi come quelli stagionati, ad esempio il parmigiano, in cui la presenza di lattosio è trascurabile; inoltre, i formaggi ricchi di batteri lattici possono essere ben tollerati poiché i suddetti batteri hanno la capacità di scomporre il lattosio.

Il grado di tolleranza al lattosio è individuale quindi non può esserci una regola generale e il regime alimentare da seguire andrebbe valutato caso per caso.

Pubblicato il: 20 Giugno 2018 Categoria:

Sindrome dell’intestino irritabile: la dieta e i cibi da evitare

La Sindrome dell’intestino irritabile (IBS), comunemente ma impropriamente definita “colite” o “colon irritabile”, è una condizione molto comune e debilitante che interessa circa il 10% della popolazione, soprattutto di sesso femminile tra i 20 e i 50 anni. È caratterizzata da malessere e/o dolore addominale, associati all’alterazione della funzione intestinale accompagnata da gonfiore o distensione addominale.

L’alvo può essere diarroico, stiptico e, talvolta, si può presentare alternanza tra stipsi e diarrea. Altri sintomi tipici sono il meteorismo, borborigmi e nausea.

Circa il 60% dei pazienti lamenta anche debolezza e affaticamento con una conseguente diminuzione della qualità dellLe cause sono molteplici e, nello stesso individuo, non è riconoscibile un singolo fattore scatenante.

Da una parte si possono riportare fattori psico-sociali, come lo stress ambientale, dall’altra fattori biologici quali la predisposizione e la suscettibilità individuale, alterazioni della motilità del tratto digestivo, la percezione soggettiva del dolore, il microbiota, l’utilizzio cronico di farmaci e le infezioni intestinali.

L’andamento della patologia è cronico con alternanza di periodi di quiescienza e periodi di riacutizzazione dei sintomi; tali periodi possono coincidere con eventi stressanti, sia di tipo fisico (interventi chirurgici, infezioni virali) che di tipo psichico (ristrutturazioni, separazioni, lutti).

La diagnosi è clinica ed è sostanzialmente di “esclusione”: in altre parole il medico potrà diagnosticare la sindrome dell’intestino irritabile quando saranno presenti i sintomi ma gli esami avranno escluso patologie organiche che li giustifichino.

Tengo molto a sottolineare quest’ultimo passaggio, infatti la sindrome dell’intestino irritabile è spesso autodiagnosticata dal paziente e ciò può portare a pericolose conseguenze, perché sintomi simili possono essere presenti in patologie ben più gravi come, ad esempio, in un tumore del colon-retto. Quindi, sarà bene affidarsi al proprio medico per capire quali esami sia meglio effettuare nella propria situazione.

In ogni caso, anche in assenza di sintomi, è consigliato, come test di screening nella popolazione tra i 50 e i 69 anni, l’esame del sangue occulto nelle feci, eseguito ogni 2 anni e, in caso di positività di quest’ultimo, la colonscopia.

Alcune autorevoli linee guida internazionali consigliano di fare comunque la colonscopia dopo i 50 anni di età.

Tralasciando il trattamento farmacologico che demandiamo al medico di fiducia, l’alimentazione, la fitoterapia, l’idratazione e un’adeguata attività fisica potranno portare notevoli benefici nell’attenuazione della sintomatologia.

Per il dolore, ad esempio, potranno essere utili integratori a base di olio di menta, camomilla, malva e cumino che oltre ad un effetto antispastico limiteranno l’infiammazione della mucosa e il gonfiore addominale.

Inoltre, potrà essere utile un’integrazione di probiotici (fermenti lattici) che potranno migliorare i sintomi grazie anche alle loro proprietà anti-infiammatorie ed inoltre, in associazione con i prebiotici, saranno utili per ridurre la stitichezza nelle forme con prevalente stipsi o nelle forme miste.

Avrà fondamentale importanza una dieta con cibi semplici e preparazioni poco elaborate quali la cottura al vapore, alla piastra, alla griglia, al forno e al cartoccio.

Nella dieta si limiteranno alimenti che fermentando formano gas come legumi secchi interi, frutta e verdure fibrose ricche di fibra indigeribile.

Si dovranno evitare caffè, tè, cacao, bibite gassate, bevande alcooliche, spezie, selvaggina, carni fibrose ricche di tessuto connettivo e alimenti particolarmente grassi.

Sarà utile invece incrementare l’apporto di fibra idrosolubile (frutta, ortaggi, legumi passati), maggiormente indicata a normalizzare la motilità intestinale senza irritare le mucose.

La frutta consentita andrà mangiata preferibilmente lontano dai pasti.

Il cibo ingerito andrà masticato bene e mangiare lentamente porterà un considerevole giovamento.

Sarà indispensabile mantenere una buona idratazione; infatti un corretto equilibrio idrico è importante anche per garantire una consistenza morbida delle feci.

Se il sintomo prevalente è la stipsi sarà necessario aumentare le fibre ingerite con la dieta (almeno 400 grammi al giorno di verdure o frutta), bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno e aumentare l’attività fisica.

Quando il sintomo prevalente è il dolore addominale sarà utile ridurre l’ingestione di sostanze fermentanti tipo legumi, cavoli, cipolle, broccoli, spinaci, prugne, mele, ciliegie, banane, latte, panna, gelati, cibi molto grassi, fritti e cereali integrali.

Il paziente dovrebbe imparare a riconoscere i cibi che scatenano o aggravano la sintomatologia in modo da evitarli o limitarne l’ingestione. In tal senso potrebbe essere utile tenere un diario alimentare in cui si annoterà tutto ciò che viene ingerito e i sintomi conseguenti.

Anche in questa circostanza smettere di fumare può dare notevoli benefici, infatti il fumo va ad irritare ulteriormente le mucose intestinali.

Inoltre, praticare attività fisica almeno tre volte a settimana concorrerà sensibilmente nell’attenuazione della sintomatologia.

Mi preme sottolineare che durante la fase acuta (colica) le raccomandazioni dietetiche cambiano: si raccomanderà una dieta “idrica” volta principalmente a garantire liquidi e sali minerali e di attenersi alle indicazioni del proprio medico curante.

Pubblicato il: 27 Febbraio 2018 Categoria:

Intolleranza al lattosio

CHE COS’È L’INTOLLERANZA AL LATTOSIO?

L’intolleranza al lattosio è molto diffusa e facilmente diagnosticabile.

CHE COS’È IL LATTOSIO?

Il lattosio è uno zucchero disaccaride ovvero formato da due zuccheri monosaccaridi: il galattosio e il glucosio.

E’ lo zucchero principale del latte ma si trova in molti altri alimenti: è presente nei derivati del latte come i formaggi (con qualche eccezione), può essere usato come eccipiente nella preparazione di farmaci ed è utilizzato come additivo alimentare a livello industriale, per tale motivo lo possiamo trovare in prodotti da forno, nelle salse, nei salumi, nei budini e perfino nel pane. Diventa ancora più importante leggere le etichette!

CHE COSA SUCCEDE QUANDO INGERIAMO IL LATTOSIO?

Normalmente nell’intestino il lattosio viene idrolizzato dalla lattasi, un enzima che ha il compito di scindere il lattosio in galattosio e glucosio e permetterne la digestione.
Quando la lattasi è insufficiente o manca totalmente, il lattosio non viene digerito e resta nel lume intestinale dove richiama acqua e avviene la fermentazione con conseguente produzione di gas quali metano, idrogeno e anidride carbonica.

La lattasi è presente sin dalla nascita e raggiunge i suoi massimi livelli quando il latte rappresenta la principale fonte nutritiva per poi decrescere progressivamente con modalità geneticamente programmata.

I SINTOMI

I sintomi più comuni causati dall’intolleranza al lattosio sono i dolori addominali, distensione addominale, meteorismo, nausea, mal di testa, stanchezza, diarrea ma in alcuni casi anche stitichezza. I sintomi tuttavia non sono specifici e la sintomatologia può essere diversa da persona a persona.

DIAGNOSI

Per diagnosticare l’intolleranza al lattosio sono disponibili il H2-Breath Test e il test genetico.

TERAPIA

L’unica terapia disponibile è l’esclusione del lattosio dalla dieta.
Esistono in commercio degli integratori dell’enzima lattasi che vanno presi prima di mangiare cibi che si sospetta contenere lattosio…o quando si vuole fare un piccolo strappo alla regola. I nomi commerciali di alcuni di questi sono: lacdigest, milk digest, mill&joy, lactoint, silact ma ne esistono molti altri.

Mi preme sottolineare che una volta diagnosticata l’intolleranza al lattosio non si devono escludere tutti i derivati del latte. Infatti ci sono alcuni formaggi come quelli stagionati in cui la presenza di lattosio è trascurabile; inoltre, i formaggi ricchi di batteri lattici possono essere ben tollerati poichè i suddetti batteri hanno la capacità di scomporre il lattosio. Il grado di tolleranza è individuale.
Il nutrizionista può essere un’ottima guida per la scelta di una dieta che coniughi la remissione della sintomatologia con i gusti personali del paziente.

Ti suggerisco di leggere il mio articolo sulla correlazione tra alimentazione e disturbi digestivi.

Se hai domande puoi scrivermi alla mail info@drnanni.it o venirmi a trovare nei miei studi di Termoli, Roma, Bologna, Albano laziale.

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