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Pubblicato il: 19 Aprile 2021 Categoria:

Uricemia alta cosa mangiare

uricemia e gotta cosa mangiare

Cosa mangiare nel caso di uricemia alta?

Uricemia alta: cosa mangiare!

Se vi è stato diagnosticato un livello troppo elevato di acido urico nel sangue, la prima cosa che dovete fare è modificare la propria dieta affidandovi alle competenze di uno specialista, in questo caso a un nutrizionista, come ad esempio il Dr. Nanni, Biologo nutrizionista a Roma, Albano laziale, Termoli e Bologna.

Per prima cosa è importante sapere che quando il nostro organismo non è perfettamente in grado di smaltire le purine, che sono degli acidi nucleici, il livello di acido urico nel sangue aumenta, iniziando a depositarsi nelle articolazioni. La manifestazione patologica che ne consegue è la gotta. Questa patologia si cura con una terapia farmacologica ma risulta essenziale abbinare i farmaci a una dieta specifica, proprio perché la gotta si sviluppa a partire da un’alimentazione scorretta.

Sintomi della gotta

Come abbiamo detto, l’uricemia alta può scaturire in gotta, una patologia per la quale l’acido urico si accumula in corrispondenza di articolazioni e intersezioni ossee. Questo cosa comporta a livello di sintomatologia? I sintomi della gotta possono essere particolarmente spiacevoli, consistendo in quelli che si definiscono attacchi di gotta, cioè manifestazioni acute di artrite infiammatoria. Queste infiammazioni risultano in gonfiori, dolori e arrossamenti a livello delle articolazioni e possono manifestarsi tipicamente a partire dall’alluce, per poi svilupparsi anche alle caviglie, ai polsi, ai gomiti e alle ginocchia. Dunque una patologia davvero dolorosa ed invalidante, per la quale purtroppo si registra un’incidenza in aumento sulla popolazione, soprattutto maschile e di età avanzata.

Uricemia alta, cosa mangiare e i cibi da evitare

Dal momento che l’organismo di chi presenta queste problematiche, ha difficoltà a smaltire le purine, la prima regola di una dieta finalizzata a ridurre la sintomatologia sopra descritta sarà quella di evitare tutti gli alimenti ricchi di purine.

 

Alimenti ad alto tenore di purine:

  • Pesce azzurro (alici, sgombro, acciughe, sardine ecc.)
  • Frattaglie o interiora (fegato, cervello, animelle, lingua ecc.)

Alimenti che presentano un contenuto medio di purine:

  • Carne rossa
  • Carne bianca
  • Crostacei (gamberi, granchi, aragoste ecc.)
  • Tutti i tipi di insaccati
  • Legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli ecc.)
  • Funghi
  • Spinaci
  • Asparagi
  • Cavolfiori

Alimenti a basso tenore di purine:

  • Latte e formaggi
  • Uova
  • Verdure e ortaggi (eccetto quelli sopra elencati)
  • Frutta
  • Cereali e prodotti derivati (tranne il germe di grano e i prodotti integrali)

Ci sono poi altre importanti raccomandazioni di cui tenere conto: è importante evitare il consumo eccessivo di alcolici perché, soprattutto nel caso della birra e dei super-alcolici, questo comporta un incremento della produzione di acido urico e in più ne ostacola la corretta eliminazione attraverso le vie renali.

È importante mantenersi ben idratati nel corso della giornata, assumendo almeno 2-3 litri di acqua al giorno.

Inoltre, è bene evitare diete particolarmente ipocaloriche o che prevedano digiuni, soprattutto se consistono in riduzione dei carboidrati.

Fondamentale è poi ridurre il peso se si è in sovrappeso, basti pensare che i depositi di grasso addominale sono uno dei catalizzatori più potenti dell’iperuricemia.

Andando a contrastare l’eccessivo grasso corporeo con una dieta personalizzata e appositamente ideata da un nutrizionista, unitamente a una regolare attività fisica, sarà possibile ridurre sensibilmente i sintomi e anche prevenirne l’insorgenza se si è soggetti a rischio.

Una dieta ideale dovrà comprendere prima di tutto una importante percentuale di carboidrati, questo perché l’amido favorisce l’eliminazione dell’acido urico e ha un ruolo importante anche nel diminuire l’apporto di lipidi e di fruttosio che ne favoriscono invece l’accumulo.

In ogni caso per stabilire una dieta su misura che sia realmente efficacie per voi, è fondamentale rivolgersi a un professionista, che sappia prendere in considerazione tutte le vostre peculiarità ed esigenze, perché anche se esistono dei principi di base validi per tutti, ognuno di noi è diverso e ha bisogno di cure personalizzate.

 

Il dr Nanni svolge la professione di biologo Nutrizionista presso gli studi di Roma, Albano Laziale, Termoli e Bologna.

 

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Pubblicato il: 10 Aprile 2021 Categoria:

Dieta chetogenica cosa mangiare

La dieta chetogenica a Roma

Che cos’é e come funziona la dieta chetogenica

La dieta chetogenica è nata molti anni fa, intorno al 1920 per il trattamento di alcune patologie come l’epilessia infantile.

È a partire dagli anni ’70 che ha trovato le prime applicazioni per la cura dell’obesità.

La dieta chetogenica consiste in un regime nutritivo basato sulla quasi totale eliminazione dei carboidrati, che costringe l’organismo a produrre autonomamente gli zuccheri, e in particolare il glucosio.

Questo glucide infatti è indispensabile per la vita. Rappresenta l’unica fonte di nutrimento per il sistema nervoso centrale, oltre ad essere il principale composto responsabile della produzione di energia in tutti i tessuti.

Per ottenere la gluconeogenesi, il metabolismo è costretto a potenziare il processo di lipolisi, in quanto gli zuccheri vengono sintetizzati a partire dai grassi di deposito del tessuto adiposo.

Questo programma dietetico consente quindi di eliminare rapidamente i pannicoli adiposi localizzati in specifiche zone del corpo (addome, cosce, glutei e fondo schiena) ed eliminare i chili di troppo.

Parallelamente  esso provoca la sintesi di corpi chetonici: composti biologici derivanti dal catabolismo dei lipidi e che accumulandosi eccessivamente possono provocare l’insorgenza di alcuni disturbi.

Il funzionamento della dieta chetogenica Roma si basa sulla massima riduzione dei carboidrati introdotti (dieta low carb), su una normale assunzione di proteine ed un aumentato apporto di lipidi.

Basandosi su questi requisiti, il nutrizionista seleziona alimenti chetogenici che costituiscono uno schema alimentare da seguire per un limitato periodo di tempo

 

Per cosa viene usata la dieta chetogenica

La dieta chetogenica Roma, impostata dal dottor Nanni, nutrizionista Roma, viene consigliata in tutti i casi in cui il paziente desideri perdere peso in poco tempo, infatti la caratteristica principale di questo regime alimentare è il rapido catabolismo dei grassi che si associa alla mancata introduzione di carboidrati.

In questo modo la dieta low carb agisce a due livelli e velocizza notevolmente la diminuzione ponderale, dato che l’organismo è costretto a bruciare i grassi endogeni per fornire energia e per consentire la produzione di glucidi.

Anche la produzione dei corpi chetonici svolge un effetto anoressizzante, potenziando il meccanismo d’azione della dieta stessa.

Utilizzando questo regime nutritivo, il dimagramento viene velocizzato grazie a una rapida riduzione delle calorie totali e all’aumento della lipolisi.

L’effetto anoressizzante garantisce un mantenimento costante di glicemia e insulinemia, per cui se portata avanti per un breve periodo di tempo, la dieta chetogenica non provoca squilibri metabolici.

 

Cosa si mangia nella dieta chetogenica

Gli alimenti consigliati, che devono essere essenzialmente di natura proteica, sono carne, sia bianca sia rossa, pesce, uova, latte e latticini, ortaggi (in moderata quantità) e condimenti (olio evo, burro, olio di cocco…)

Sul bilancio energetico globale, è necessario mantenere una percentuale orientativa del 70% di grassi, del 20-25 % di proteine e del 5-10% di carboidrati.

Uno schema alimentare efficace per perdere peso deve essere redatto da un professionista qualificato.

È sempre consigliabile rivolgersi al dottor Nanni, nutrizionista dieta chetogenica Roma, per affrontare questo programma dimagrante.

 

Dieta Chetogenica menù

Un esempio di menù di dieta chetogenica può essere il seguente:

 

Colazione

Uova strapazzate con avocado e cocco.

Pranzo

Salmone fresco in crosta di pistacchi con radicchio + olio evo.

Cena

Vitello con rucola e noci + burro.

 

Cosa si deve evitare nella dieta chetogenica

Gli alimenti sconsigliati sono tutti quelli contenenti carboidrati come pasta, pane, cereali, patate e legumi, la frutta zuccherina e tutti i dolciumi.

Una dieta chetogenica Roma presuppone un adeguato controllo metabolico da parte del nutrizionista, per evitare l’insorgenza di problemi di qualsiasi genere che potrebbero alterare l’omeostasi.

La keto diet è una dieta che richiede un monitoraggio molto attento e che dovrebbe protrarsi per un periodo prolungato soprattutto senza un attento controllo da parte del nutrizionista poiché dopo questo termine l’accumulo di corpi chetonici nel sangue potrebbe creare disturbi anche di notevole entità.

 

Il dr Nanni svolge la professione di biologo Nutrizionista presso gli studi di Roma, Albano Laziale, Termoli e Bologna.

 

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Pubblicato il: 4 Ottobre 2018 Categoria:

Colesterolo alto? La dieta che lo riduce.

I risultati delle analisi sono appena arrivati, i valori ematici del colesterolo sono alti: la ventricina, la salsiccia e il caciocavallo sono nella dispensa e noi li guarderemo solamente da lontano, con un po’ di nostalgia.

Quando si parla di colesterolo si pensa sempre a qualcosa di negativo, invece questa sostanza, che fa parte della famiglia dei lipidi, svolge funzioni di primaria importanza all’interno del nostro organismo come la costituzione delle membrane cellulari, per la produzione di bile da parte del fegato e per la sintesi di ormoni steroidei come il testosterone o l’estradiolo.

Tuttavia se il colesterolo è in eccesso o se la prevalenza delle lipoproteine LDL (volgarmente: colesterolo cattivo) è eccessiva può aumentare considerevolmente il rischio di malattie cardiovascolari.

In maniera grossolana si può suddividere il colesterolo in:

  • lipoproteine LDL (colesterolo cattivo) che hanno un forte potere aterogeno, perché tendono a depositare il colesterolo sulle pareti interne delle arterie formando delle placche che possono ostacolare, in maniera più o meno importante, il flusso sanguigno;
  • lipoproteine HDL (volgarmente: colesterolo buono) che svolgono un ruolo di veri e propri spazzini andando a ripulire le arterie e impedendo la formazione delle suddette placche.

La maggior parte è prodotto a livello del fegato, che consente di far fronte alle esigenze dell’organismo senza contare troppo sulla quantità assunta attraverso l’alimentazione. Infatti, la dieta influenza i valori ematici del colesterolo soltanto per una quota compresa tra il 10 e il 20%.  Non sempre, quindi, una dieta equilibrata può risultare sufficiente e riportare i valori nella norma.

I valori ottimali sono riportati di seguito correlandoli al rischio cardiovascolare associato. Il colesterolo totale dovrebbe essere inferiore alla soglia di 200; fino ai 240 il rischio cardiovascolare è basso mentre sopra questa soglia diviene alto. Il colesterolo LDL dovrebbe essere sotto i 130: fino a 160 il rischio è basso mentre sopra i 160 è alto. Il colesterolo HDL per gli uomini dovrebbe essere maggiore di 39, se tra i 35 e i 39 il rischio è basso mentre per soglie inferiori a 35 il rischio si fa alto; per le donne invece il valore dovrebbe essere sopra i 45, se tra i 40 e i 45 il rischio è ancora basso ma se il valore è inferiore ai 40 il rischio cardiovascolare è alto. Quanto ai trigliceridi, il valore andrebbe tenuto sotto i 200. Fino a 400 il rischio è basso mentre sopra i 400 è alto.

L’intervento dietetico e l’attività sportiva dovrebbero sempre essere adottati come prima misura per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue. Solo se le modifiche positive dello stile di vita non avessero successo, il medico potrà eventualmente prescrivere medicinali specifici per ridurre i valori ematici. Anche per chi segue una terapia farmacologica, un’alimentazione corretta resta comunque fondamentale per ridurre al minimo la dose di farmaci necessaria e il conseguente rischio di effetti collaterali.

L’approccio dietetico sarà volto alla normalizzazione del peso corporeo e della circonferenza addominale, attraverso un basso apporto di grassi saturi, di colesterolo e all’inserimento di alimenti ad effetto ipocolesterolemizzante.

Circolano molte leggende metropolitane sul duo dieta-colesterolo e in questa sede voglio sfatarne alcune.
Le uova non devono essere bandite dalla tavola, infatti sebbene il tuorlo contenga colesterolo contiene anche la lecitina, una sostanza che ha effetti favorevoli sul metabolismo del colesterolo. È comunque importante non mangiarne più di due-tre a settimana.
Anche i latticini sono stati demonizzati; infatti il consiglio è quello di limitarne la frequenza e la quantità ma non di eliminarli del tutto dalla propria dieta. Il problema per quanto riguarda i latticini sta proprio nella quantità… con i formaggi è facilissimo esagerare. Se però decidiamo di non mangiarne più rinunciamo ad un ottimo apporto di calcio, a proteine ad alto valore biologico e a molte vitamine, in particolare a quelle del gruppo B e alla vitamina A.

Che cosa mangiare allora?

Come sempre verdure ed ortaggi che forniranno un ottimo apporto di vitamine e sali minerali senza essere fonti di colesterolo. Inoltre, la fibra presente in questi alimenti riduce l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale.
Il pesce azzurro e la frutta secca (in modesta quantità) garantiscono un buon apporto di acidi grassi Omega 3 che, secondo alcuni studi, sembrano essere in grado di aumentare il colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo buono).
Se non si vuole rinunciare alla carne, preferire carni bianche come pollo e tacchino a cui però va tolta la pelle.
I legumi andrebbero consumati almeno 3-4 volte a settimana; alcuni studi hanno mostrato come aiutino a ridurre il colesterolo LDL.
Preferire il latte scremato e lo yogurt magro.
Come condimento usare olio extravergine di oliva in quantità moderata… che per noi molisani significa la metà della metà della metà di quello che stavamo pensando.
Il tè verde e il tè nero Pu-Erh sembrano avere proprietà ipocolesterolemizzanti.

Anche il metodo di cottura dei cibi può risultare importante nella riduzione dei valori ematici di colesterolo: bandite le fritture e ridotta la frequenza di utilizzo della padella, dovrebbe essere preferita la cottura a vapore, alla griglia, la bollitura e il micronde.
Aumentare l’attività sportiva e smettere di fumare sembrano essere correlati all’aumento del colesterolo HDL (buono).
Alti valori ematici di colesterolo aumentano considerevolmente il rischio di eventi cardiovascolari, una buona dieta può fare la differenza!

Pubblicato il: 5 Settembre 2018 Categoria:

Dieta detox, i consigli del nutrizionista per rimettersi in forma

Cosa c’è di meglio di una dieta detox del nutrizionista per ripartire?

L’estate ormai è quasi un vago ricordo: le lunghe giornate assolate stanno lasciando il posto a pioggia e freddo.
Diciamoci la verità: l’estate è, a livello dietetico, un po’ come il Natale. Il problema è che dura tre mesi; tre mesi di cene con gli amici, gelati, aperitivi, pranzi sotto l’ombrellone, spritz e mojito per spegnere un’implacabile sete… insomma in vacanza non ci siamo andati solo noi ma anche la nostra dieta.

Se non ci avesse già pensato settembre, ottobre ci riporta alla realtà e una dieta depurativa potrebbe essere un buon metodo per far dimenticare anche al nostro organismo i bagordi estivi, prepararlo a perdere i chili che abbiamo in eccesso e liberarsi dalla fastidiosa sensazione di gonfiore e pesantezza.

Ecco alcuni consigli da seguire per una dieta detox di una o due settimane.

Cosa eliminare
La prima cosa è eliminare completamente dolci, bibite gassate e alcolici. In questo breve periodo eviteremo completamente anche i grassi animali.

Cosa bere

Bere molta acqua liscia: può sembrare una banalità ma bere molta acqua è il miglior metodo per espellere tossine.
Suggerisco in questa fase di bere in quantità tisane e decotti di piante con proprietà depurative come il cardo mariano, il carciofo, la bardana, la betulla.

Verdura e frutta a volontà

È quasi sempre un buon consiglio ma in questo caso ancora di più. Se non si hanno particolari patologie si potrà mangiare ortaggi, verdura e frutta in grande quantità.
Come spesso ho scritto su queste pagine, gli alimenti di origine vegetale oltre ad essere molto ricchi di acqua, essenziale per l’idratazione e il drenaggio dei liquidi, sono anche ricchi di vitamine e di principi attivi antiossidanti che riducono lo stato infiammatorio del nostro organismo.
Verdura e frutta possono essere assunte anche sotto forma di bevande. Via libera dunque alle centrifughe di spinaci, ananas, barbabietola, finocchi, limone, zenzero, curcuma, kiwi e mela.

Cereali sì, ma integrali

Per questo breve percorso detossinante si potrà rinunciare alla nostra amata pasta preferendole la pasta integrale o ancora meglio dei cereali a cui siamo meno abituati: segale, orzo, farro, quinoa e riso integrale.

Legumi, meglio se passati

A pranzo si potrà sostituire la pasta con un buon passato di fagioli o di ceci. I legumi sono ricchi di fibre, ferro, potassio, fosforo e vitamine del gruppo B. Frullandoli eviteremo anche il possibile meteorismo.

Zucchero? No grazie

Per questo periodo dobbiamo dimenticarne l’esistenza… anche nel caffé; scommettiamo che dopo due settimane di caffè amaro vi piacerà molto di più così?

Alimenti “nuovi”

In questa settimana possiamo scoprire cibi a cui non siamo molto abituati come la soia, burger vegetali, semi, il seitan, il tofu… superata la diffidenza iniziale, per alcuni di voi potrebbero risultare una piacevole scoperta da inserire stabilmente nella propria dieta.
Con i miei pazienti inizio spesso il nuovo percorso alimentare con una dieta detox, lo trovo un modo efficace per dire al nostro corpo “Si ricomincia!” e un ottimo punto di partenza per perdere i chili di troppo.
Tengo inoltre a ribadire che, specialmente in caso di patologie, sconsiglio il “fai da te”: un professionista abilitato potrà consigliare il miglior approccio dietetico personalizzato.

Pubblicato il: 29 Agosto 2018 Categoria:

Dimagrire mangiando, si può!

Dimagrire mangiando, è un’utopia?

Un recente rapporto Istat ha mostrato come una persone su dieci in Italia sia obesa. Questa percentuale cresce nel sud Italia e il Molise risulta essere in testa a questa poco gratificante classifica con un obeso ogni sette abitanti.

Un soggetto è considerato obeso se ha un indice di massa corporea maggiore di 30. L’indice di massa corporea è il parametro più utilizzato come indicatore dello stato di peso forma. È dato dal rapporto tra peso corporeo, espresso in Kg, e altezza, espressa in metri, elevata al quadrato.
Anche se questo parametro non è esaustivo, come vedremo in un’altra occasione, ci dà una prima indicazione sulla condizione del soggetto.

È stato scientificamente dimostrato in numerosissimi studi che sovrappeso e obesità sono importantissimi fattori di rischio per numerose patologie: malattie cardiovascolari, diabete, demenza, tumori.
Si deve essere consapevoli che si può diminuire sensibilmente il rischio per la maggior parte di queste patologie con la modifica dello stile di vita: una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica (anche solo 30 minuti al giorno di passeggiata a passo sostenuto).
Molte persone pensano che per perdere peso serva fare enormi sacrifici e seguire “diete affamanti”. Questo spesso li blocca dall’intraprendere il nuovo percorso nutrizionale.

Per molti anni, infatti, è rimasta in auge la dieta strettamente ipocalorica che oltre ad affamare il paziente provoca effetti alquanto negativi per l’organismo quali perdita di massa muscolare, affaticamento, calcoli biliari, mal di testa, costipazione, carenze di nutrienti e alterazioni metaboliche.

Per non parlare poi delle diete “fai da te” o delle fantasiose diete presenti sulle riviste in questo periodo dell’anno in cui, senza alcun criterio, si mangia semplicemente molto meno del solito e si alternano periodi di digiuno a repentini “attacchi di fame”.
Sembra un controsenso ma per perdere peso e perderlo in modo corretto bisogna mangiare a sazietà.
Dimagrire mangiando, dimagrire in maniera corretta significa perdere tessuto adiposo.
Quando una persona smette di mangiare o diminuisce le quantità di cibo ingerito senza alcun criterio, questa perderà massa magra e non solo tessuto adiposo col rischio di andare incontro a malnutrizione e al deperimento fisico.
Il peso perso sarà dovuto alla perdita di massa muscolare, alla disidratazione e probabilmente verrà ripreso in poco tempo e con gli interessi.

Cosa succede quando smettiamo di mangiare?
Spesso ci dimentichiamo di essere degli animali. Per secoli e secoli l’uomo non ha avuto supermercati, frigoriferi e cibo pronto ad ogni voglia.
Ci dimentichiamo che l’uomo per secoli mangiava solo quando aveva a disposizione del cibo: quando catturava un animale, quando trovava dei frutti commestibili…poteva rimanere senza mangiare per giorni. Noi ce lo siamo dimenticati, ma il nostro corpo no. Il nostro Dna non è poi molto differente da allora.

Quando per un periodo di tempo diminuiamo il nostro apporto calorico, come nel caso di una dieta ipocalorica, il nostro organismo crede di essere in periodo di carestia e quindi diminuisce i consumi.
È questo, spesso, il motivo per cui dopo una prima perdita di peso la dieta sembra non funzionare più.
È per questo che è molto importante seguire un piano alimentare personalizzato e modificarlo abbastanza spesso sotto l’attenta guida di un professionista abilitato.
Una dieta varia ed equilibrata può far perdere anche 40 Kg senza affamare il paziente, senza usare farmaci, senza sembrare malati ma migliorando la salute, il benessere e facendo affrontare la quotidianità con più energia. Dimagrire mangiando non è un’utopia.

La dieta basta?
Per mantenere i risultati nel tempo non basta una dieta. Si dovrà imparare nuovamente a mangiare, a gestire il proprio rapporto con il cibo, a cucinare in modo differente e a svolgere un’adeguata attività fisica.
Alla fine non vi costerà alcuno sforzo, non ci penserete più, vi verrà completamente naturale mangiare nel modo corretto e resterete in forma anche facendo qualche strappo alla regola ogni tanto.
Dico sempre ai miei pazienti che il mio compito è insegnare loro a fare a meno del nutrizionista. Mangiare è e dovrà restare un piacere.

Spesso si va dal nutrizionista per una questione estetica, per guardarsi con più gioia allo specchio. Questo può essere un punto di partenza ma è la preoccupazione per la propria salute che dovrebbe essere l’obiettivo finale.
Anche se avete già il diabete, l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia, la sindrome metabolica o avete già avuto patologie cardiovascolari, con una corretta alimentazione e tornando al vostro peso forma potrete abbassare in maniera incredibile i fattori di rischio per le complicanze relative alle vostre patologie.

Intraprendere questo percorso non vuol dire non concedersi mai uno sfizio, ciò che conta è quello che facciamo tutti i giorni e non gli strappi alla regola.
Io adesso, per esempio, vado a mangiarmi un bel gelato!

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